Vittorio Valiante

“Rumore Bianco” | 2026

In un’epoca in cui l’algoritmo comprime secoli di storia dell’immagine in millesimi di secondo, la pittura di Vittorio Valiante sceglie di rallentare e fermarsi prima della realtà attraverso la Grisaille, non un’opera incompiuta, ma una forma di conoscenza e resistenza. Antica tecnica preparatoria, la Grisaille costruisce l’immagine attraverso stratificazioni, trasparenze, errori e ripensamenti, rendendo visibile il tempo del fare. In questo senso entra in dialogo con l’Intelligenza Artificiale. Se l’algoritmo parte dal Rumore Bianco per distillare rapidamente un’immagine finita e perfetta, la pittura accoglie il rumore della materia e conserva ogni traccia del proprio processo. Da questa tensione nasce il Glitch di Valiante; non più errore digitale, ma interruzione del ritmo frenetico contemporaneo. Ogni monocromo diventa così un errore calcolato, uno spazio di silenzio, attesa e raccoglimento. La pittura diventa una forma di resistenza alla velocità, invita a fermarsi, respirare, rallentare lo sguardo e recuperare il diritto al tempo, all’incertezza e all’immaginazione.

 

Glitch 2, 2026

Tecnica mista su pannello MDF , 95×90 cm

Glitch 4, 2026

Tecnica mista su pannello truciolare grezzo , 105×100 cm

“Le Banquet” | 2025

In questi lavori, Vittorio Valiante pone il corpo e la carne al centro della propria ricerca, intesi come luoghi di esperienza, identità e relazione. Frammenti di arredi ed elementi edilizi abbandonati diventano metaforicamente detriti umani, trasformandosi in cibo all’interno di un banchetto che riflette sulle contraddizioni del progresso, sul consumo e sulla condizione dell’individuo contemporaneo. La sua pittura nasce dall’incontro tra disciplina e caos, attraverso una materia densa, pennellate irregolari e il contrasto tra vernice ad acqua e rifiniture a olio, per raccontare una realtà cruda e al tempo stesso poetica.

Frantume 31, 2025

Idropittura  e olio su pannello MDF , 60×60 cm

Frantume 32, 2025

Idropittura  e olio su pannello di multistrato , 60×60 cm

Frantume 30, 2025

Idropittura  e olio su pannello MDF , 25×75 cm (25×25 cm cad)

Frantume 29, 2025

Idropittura  e olio su pannello MDF , 21×21 cm

Frantume 28, 2025

Idropittura  e olio su pannello di multistrato , 21×21 cm

Frantume 7, 2025

Idropittura  e olio su pannello in laminato , 113×63 cm

Frantume 8, 2025

Idropittura  e olio su pannello in laminato , 133×54,5 cm

Frantume 15, 2025

Idropittura  e olio su pannello in laminato , 43×27 cm

Frantume 11, 2025

Idropittura  e olio su pannello OSB , 92×70 cm

Frantume 20, 2025

Idropittura  e olio su pannello in laminato , 46×54 cm

Frantume 22, 2025

Idropittura  e olio su pannello di multistrato , Trittico, 21×63 cm (21×21 cm cad.)

Frantume 26, 2025

Idropittura  e olio su pannello MDF , 60×60 cm

Frantume 21, 2025

Idropittura  e olio su pannello di multistrato , Trittico, 21×63 cm (21×21 cm cad.)

Frantume 24, 2025

Idropittura  e olio su pannello paniforte , Trittico, 21×63 cm (21×21 cm cad.)

Frantume 23, 2025

Idropittura  e olio su pannello paniforte , Trittico, 21×63 cm (21×21 cm cad.)

Frantume 18, 2025

Idropittura  e olio su pannello truciolare , 101×79 cm

Frantume 14, 2025

Idropittura  e olio su pannello OSB , 110×125 cm

Frantume 10, 2025

Idropittura  e olio su pannello MDF , 70×101 cm

Frantume 35, 2026

Idropittura  e olio su tavole di multistrato , 110×120 cm

The Voyage out – 2024

Frantume – Solo il tempo, 2024

Idropittura , olio e terra su panello di legno abbandonato , 62,5×39 cm
Biography

Nato a Napoli nel 1991, è pittore, muralista e docente di tecniche pittoriche. Vive e lavora a Napoli. La strada, con le sue contraddizioni e vulnerabilità, ha profondamente trasformato la sua percezione, portandolo a rappresentare una società fragile attraverso l’utilizzo di vernici industriali, strumenti poveri e supporti di recupero.

Dopo gli studi presso il Liceo Artistico Suor Orsola Benincasa e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 2012 intraprende il suo percorso artistico. Collabora con enti pubblici e associazioni culturali alla realizzazione di opere per esposizioni e di murales commissionati in diverse città italiane.

Tra le sue collaborazioni figurano INWARD (Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana), l’azienda di trasporto pubblico EAV, FOQUS (Fondazione Quartieri Spagnoli), il Comune di Napoli e l’Associazione Culturale Tramadars, con la quale ha realizzato Mātĕr-ĭa tra luglio 2022 e luglio 2023: un’installazione permanente site-specific realizzata nell’ipogeo della Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore di Somma Vesuviana, nel borgo medievale di Casamale, in provincia di Napoli.

Nel 2023 è stato tra i finalisti del Luxembourg Art Prize. Dal 2022 ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali, presentando i suoi lavori presso la FAO di Roma, la Galleria Albani di Urbino e A.MORE Gallery di Milano. Ha inoltre preso parte a diverse fiere d’arte nazionali e internazionali, tra cui The Others a Torino, Roma Arte in Nuvola a Roma e The London Art Fair a Londra.

Nel 2026, sotto il patrocinio del Consolato degli Stati Uniti d’America a Napoli, del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI), del Museo del Tesoro di San Gennaro e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, e in collaborazione con INWARD, ha realizzato un murale di 1.000 metri quadrati presso il Porto di Napoli, come omaggio agli emigranti italiani che tra l’800 e il ’900 lasciarono l’Italia per raggiungere l’America.

Nello stesso anno, alcune sue opere sono state esposte presso la Fondazione Banco di Napoli e presso The Bank Foundation. Sempre nel 2026, insieme ad A.MORE Gallery, presenterà il suo nuovo ciclo di lavori, intitolato Rumore Bianco.

"Le Banquet"

“Le Banquet”

Testo critico completo 

A.MORE gallery presenta dal 20 febbraio al 26 aprile 2025, la prima mostra personale a Milano ed in Italia  di Vittorio Valiante, “Le Banquet” a cura di Domenico de Chirico.

Il giovane artista napoletano Vittorio Valiante, classe 1991 in questa mostra pone l’accento sull’importanza del corpo, inteso come il punto di accesso principale alla realtà. Il corpo viene visto come il vivido fondamento dell’esperienza umana, una forma vera e propria di conoscenza e di relazione con il mondo. E allora, la carne che lo costituisce, da intendersi come punto cruciale di confluenza tra fisicità, identità, integrità, tattilità e rapporto con l’altro, si stringe inscindibilmente alla percezione e al valore della esperienza più immediata.

La sua più recente ricerca prende forma grazie ad una visione in cui frammenti di arredi ed elementi edilizi abbandonati per strada si trasformano, metaforicamente parlando, in detriti umani, pezzi di carne. “Questi resti diventano allegoria della condizione attuale dell’individuo, riflettendo un sistema gravemente lussato e segnatamente oberato, laddove l’eccessiva produzione e un’avidità insaziabile portano all’accidia più bieca e al decadimento inesorabile dell’essere umano – afferma il curatore – Il suo intento è quello di rappresentare tutti quei paradossi propri del progresso che, ergendosi e crollando simultaneamente, lasciano l’uomo ridotto a mera carne da macello. Qui, la carne, vista principalmente attraverso la lente dell’etica e della responsabilità verso l’altro, non è solo una dimensione fisica, ma è anche quel luogo in cui si manifesta la vulnerabilità dell’essere umano e la sua responsabilità nei confronti del prossimo. 

L’idea centrale di questa nuova serie di lavori si sviluppa specificamente attorno all’idea di frantume, secondo cui tutti questi elementi frammentari lasciati da parte si trasformano in cibo preparato e poi servito ai commensali per poter essere voracemente consumato. A.MORE gallery diventa il palcoscenico di un intenso e sorprendente allestimento. Il visitatore si trova davanti a un banchetto, da qui il titolo della mostra, che lo spiazzerà e lo farà riflettere. Il banchetto, storicamente simbolo di abbondanza e di libertà, viene così riformulato univocamente come momento di celebrazione della vita senza freni, senza disuguaglianze, libero dagli asfissianti condizionamenti imposti dalle istituzioni e finalmente slegato dall’implacabile paura del giudizio altrui.

La sua pratica artistica nasce da un dialogo incessante tra disciplina e caos, in cui la padronanza tecnica del mezzo pittorico diventa essenziale. Attraverso una tavolozza cromatica personale e mutevole, con pennellate irregolari e una densa materia pittorica, cerca di tradurre sensazioni esistenziali. La sua pittura esplora contrasti materici: la rudezza della vernice grezza incontra la delicatezza della rifinitura ad olio, nel tentativo di rappresentare con poetica una realtà violenta e cruda. 

Attraverso la figura umana, talvolta eterea altre volte alterata, Valiante mette in evidenza una sempre più assordante tensione tra la bellezza e la sofferenza, la solennità e la caducità e tra la sacralità e la carne. In questo senso, egli esplora anche il concetto di violenza creatrice, un’idea che unisce l’elemento distruttivo con quello rigenerante, in un ciclo continuo di morte e di rinascita, nella speranza che quest’ultima possa imboccare univocamente la via dell’emancipazione, del rispetto e del congiungimento. 

The Voyage Out

Collettiva – The Voyage Out

PRESS RELEASE

A.MORE gallery presenta dal 9 ottobre al 9 novembre 2024, la mostra collettiva “The Voyage Out” con opere di Marco Bacoli, Margaux Bricler, Alessandra Cecchini e Vittorio Valiante, a cura di Domenico de Chirico.

Nata con l’intento dapprima di esplorare la mente umana per poi delineare una ricerca sull’esperienza della soggettività, la mostra collettiva in questione prende in prestito il suo titolo dal primo romanzo di Virginia Woolf – “La crociera”. Metaforicamente parlando, un viaggio tumultuoso in mare aperto che spinge a fronteggiare argomenti articolati come la complessità della psicologia umana, il flusso di coscienza, la crescita e la conseguente scoperta di sé e degli altri, l’amore, le aspirazioni, i desideri, la vulnerabilità della vita e la critica della società. L’esposizione pone una particolare attenzione all’attuale condizione femminile, che oscilla tra l’imprescindibile desiderio di indipendenza e la più che mai attuale educazione misoneista. Le opere dei quattro artisti dialogano tra loro rivelando una commistione di conflitti interiori i cui stati emotivi e mentali sembrano essere particolarmente sensibili.

Il concetto di altrove, insieme rifugio e trappola, è indissolubilmente legato sia all’ineluttabile esperienza soggettiva sia alla necessaria ricognizione psicologica. “Il concetto di altrove, insieme rifugio e trappola, è indissolubilmente legato sia all’ineluttabile esperienza soggettiva sia alla necessaria ricognizione psicologica – afferma il curatore Domenico de Chirico -. Ed è così che tra frammenti irrigiditi di corpi umani, reliquie di centauri, nudità, inusitate trasparenze, psicosi routinarie, leggiadre sospensioni e volti sfuggenti o persino cancellati, nasce e si plasma l’eterogenea mostra collettiva “The Voyage Out”, per mano di Marco Bacoli, Margaux Bricler, Alessandra Cecchini e Vittorio Valiante”.